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Costruire un repertorio attorno a un sistema
Le aperture di sistema scambiano varietà con ripetizione. È un risparmio vero e un limite vero, e conviene capirli entrambi prima di impegnarsi.
Cos’è un sistema
Un’apertura di sistema è quella in cui giochi più o meno lo stesso schieramento a prescindere da cosa fa l’avversario. Il Londra, il Colle, l’Attacco Indiano di Re, l’Ippopotamo. I pezzi vanno sulle stesse case, la struttura di pedoni ha lo stesso aspetto e le scelte dell’avversario cambiano meno di quanto farebbero normalmente.
Questa è la definizione, e tutto quel che ne segue, di buono e di cattivo, viene da una sola proprietà: l’albero non si ramifica.
Il risparmio è vero
Un’apertura teorica si ramifica a ogni scelta dell’avversario, e le posizioni si moltiplicano. Un sistema assorbe quelle scelte nella stessa struttura, quindi il conteggio delle posizioni resta piatto.
Le conseguenze pratiche sono grandi. Meno da imparare, molto meno da mantenere, e le posizioni si ripetono abbastanza spesso da capirle davvero invece di ricordarle a metà. Per chiunque abbia come vincolo vero il tempo di ripasso, cioè quasi tutti, è la leva più grande a disposizione. Facciamo il conto in quanto deve essere grande un repertorio.
C’è un secondo risparmio di cui si parla meno: non ci si può preparare contro di te più di tanto. Un avversario che studia le tue partite impara il tuo schieramento, ma non c’è nessuna linea critica da mandare a memoria, perché non ci hai mai contato.
Anche il costo è vero
Rinunci al vantaggio d’apertura. I sistemi puntano a una posizione giocabile più che a un vantaggio. Contro un gioco preciso sei pari, ed essere pari col Bianco è una piccola delusione.
Le posizioni si ripetono, comprese quelle brutte. Se non ti piace la struttura che un sistema produce, ci finirai dentro in ogni singola partita senza via di fuga.
La comprensione sostituisce la teoria, e non è gratis. C’è chi sceglie un sistema per evitare lo studio e poi scopre che i mediogiochi richiedono una conoscenza vera dei piani, delle rotture di pedone e della collocazione dei pezzi. Il lavoro si è spostato, non è sparito.
La questione del tetto
Si sente dire spesso che i sistemi smettono di funzionare man mano che migliori. I dati non lo confermano nella forma semplice in cui viene di solito detto.
La quota di partite del Sistema Londra sale lentamente lungo tutte le fasce di punteggio. Quel che cambia non è se funziona, ma perché. A 1000 vince perché l’avversario non ha un piano contro di lui. A 2000 l’avversario un piano ce l’ha e diventa un’apertura ordinaria che chiede meno teoria delle alternative.
Resta un buon motivo per giocarlo. Ma se hai scelto un sistema perché vinceva partite da solo, aspettati che quella parte svanisca. Ne parliamo in le aperture che smettono di funzionare mentre migliori.
Chi dovrebbe giocarne uno
Sì se il tuo tempo di studio è davvero limitato, se torni agli scacchi dopo anni di pausa, o se preferisci spendere le tue energie su mediogioco e finali.
Sì, per un po’, se stai ricostruendo un repertorio e ti serve qualcosa di affidabile mentre lavori sul resto.
Probabilmente no se ti piacciono le posizioni taglienti, se hai tempo per mantenere della teoria, o se ti sei già accorto che quella struttura non ti piace.
Una via di mezzo da conoscere
Non sei obbligato a scegliere l’uno o l’altro per tutto il repertorio.
Una soluzione comune e sensata è un sistema col Bianco, dove vuoi affidabilità e volume, e una difesa teorica col Nero contro la mossa avversaria più comune, dove la posta è più alta. Così il conteggio totale delle posizioni resta gestibile e ti resta comunque una linea con dei denti.
Se vuoi vedere quanto costa ciascuna scelta prima di impegnarti, il conteggio delle posizioni si vede in Chess Prep Pro mentre costruisci, il che rende lo scambio concreto invece che teorico.